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Arcidiocesi di Brindisi - Ostuni

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TORNIAMO AL CUORE

venerdì 21 febbraio 2014

TORNIAMO AL CUORE
Maria, madre dolcissima al termine di queste
stupende giornate desidero scriverti e parlare con te
di noi.
Abbiamo attraversato la Città.
Una lunga e composta processione.
Abbiamo desiderato attestare la nostra fede, la
certezza di essere guidati e accompagnati dalla tua
intercessione mentre tu, benedicente, sei passata tra
le nostre case, anche tra quelle lesionate dagli ultimi
eventi nel centro storico.
Con te abbiamo voluto significare un cammino
ancora più lungo, una cammino che dura tutta la vita
di cui tu, sorella nostra, ti fai compagna amorevole e
che ha come meta “la terra promessa”: Gesù, o
meglio sarebbe dire, la nostra piena
conformazione a Cristo Gesù, tuo Figlio e nostro
Signore.
Quanti interrogativi, quante preghiere, quanta
ricerca di luce in questi giorni di novena. Ieri il
terremoto oggi tanti problemi, tante fatiche, tanti
dolori.
2
Cosa hai da dirci o Vergine Santa? Quali
itinerari ci additi con la tua vita radicata nella nostra
umanità e protesa verso il cielo?
La risposta, lo sappiamo, sta nei gesti che
abbiamo compiuto in questi giorni e che sono
profondamente eloquenti.
Gesti che parlano del nostro rapporto con te, una
rapporto millenario.
Giorno 10 il Sindaco ha posto nelle tue mani
le chiavi della nostra Mesagne; con lui ti abbiamo
consegnato le chiavi delle nostre case, dei nostri
cuori e per tale ragione ti abbiamo portata al cuore
della nostra storia, della nostra vita di credenti: la
Chiesa Madre, proprio come si fa con un ospite,
atteso e familiare, ti abbiamo introdotta al cuore del
mistero della nostra vita.
Infatti non c’è altro posto in cui tu, o Vergine,
puoi dimorare che non sia il nostro cuore e non c’è
altro posto dove possiamo trovare ristoro e
consolazione, se non il tuo cuore dolcissimo e
misericordioso, spazio abitato dallo Spirito, luogo
dove hai concepito il Signore della Vita, il Re della
Pace.
3
E’ in questo cuore di Madre che cerchiamo
rifugio ed è da questo cuore che ci fai giungere
l’invito chiaro e forte ad andare all’essenza, al
centro, al cuore vero della nostra vita che risorta con
Cristo è chiamata a farsi carico del mondo, degli
altri, di chi ci vive accanto, della nostra stessa Città.
Oggi, mostrandoci il tuo Divin Figlio, torni a
dirci, come alla nozze di Cana: “Fate quello che
Egli vi dirà”. Il tono della tua voce pone l’accento
sull’ascolto della Parola di Gesù: “Fate quello che
Egli vi dirà”. In questi giorni ce lo hai fatto cogliere
spesso, la parola di Dio, la parola del Figlio tuo è il
punto di forza per aprire il quotidiano, per
consegnare l’esistenza di ciascuno, al buono, al
bello, alla gioia del Vangelo che è gioia di vivere.
Ci inviti con fermezza ad essere suoi
collaboratori per trasfigurare la vita, per darle
orizzonti carichi di stupore, per aprirla alla festa.
Siamo d’accordo: la nostra Città, l’esistenza di
ciascuno ha bisogno di recuperare il cuore, il senso
della vita, partendo proprio da questa festa, dal
ricordo di quel tremendo terremoto che sembrò
minare definitivamente l’integrità di questo paese.
4
Oggi, come allora, riviviamo altri sussulti
destabilizzanti, nell’esperienza di dolore che
attraversa il cuore di tanti a causa:
della perdita del lavoro;
della malattia che colpisce all’improvviso;
della lacerazione dei vissuti familiari;
dell’incapacità di costruire un futuro per i più
giovani;
della fatica del vivere di tanti che a causa del vizio
e della scelta di vie comode e cariche di
compromessi hanno minato la propria integrità e
quella altrui.
“Non hanno più vino” denunciasti a tuo Figlio,
invitando anche noi a non tacere quando la gioia
della condivisione per la collettività viene a mancare
grazie a fenomeni sommersi quali quello dell’usura,
del racket, e di una illegalità diffusa, verso la quale
spesso abbiamo atteggiamenti accondiscendenti e
per i quali ci manca il coraggio della denuncia.
Tornare al cuore significa per noi imparare da
te, o Madre, a vivere con sollecitudine spazi di
silenzio in cui ascoltare la vita che ci attraversa, per
cogliere: il grido degli ultimi, il lamento di chi
soffre, le attese di speranza di chi si sente piccolo.
5
Fatti di cronaca, come quelli che accadono sotto i
nostri occhi non possono lasciarci indifferenti e
freddi nei confronti del destino altrui ma devono
vederci uniti, solidali e fermi nel perseguire giustizia
e carità.
E’ proprio vero Maria, tutti noi, comunità
ecclesiali e ciascun credente, amministrazione civica
e singoli cittadini, siamo chiamati a sfoderare con
coraggio l’impegno di porre al centro il valore della
persona e a salvaguardare la vita di tutti. E, in tal
senso, sembri esortarci a non perderci in pastoie
burocratiche mentre c’è chi cerca di portare avanti
con dignità la propria esistenza povera e frantumata.
Guardando a Te con fiducia e risanati dalla
grazia di quel “Sì” che da schiavi ci ha resi liberi,
veri figli di Dio, Popolo eletto, proveremo a
costruire relazioni capaci di ristabilire la fiducia
reciproca, il rispetto per l’altro.
Che bella quell’immagine biblica che ti vede
abbracciata a tua cugina Elisabetta. Con
quell’abbraccio continui ad ammonirci nel tempo:
solo se siamo popolo, vera comunità, potremo tirarci
fuori dagli interessi individuali e trasformarli in
bisogni comuni; solo se impareremo a non guardare
6
esclusivamente a noi stessi potremo riconsegnare ai
nostri figli, con accresciuta dignità, questa bella
Città.
Arrivederci Maria, decoro del Carmelo,
intercedi per noi . . . Mi sembra che tu voglia
consegnarci un’ultima parola. Il tuo cuore batte forte
… certo Maria noi non ti dimenticheremo, è difficile
staccarci da te, queste giornate indimenticabili,
profumate di umanità e di cielo, hanno toccato anche
te. Ne hai avvertito il fascino e sembri sussurarci col
fiato corto rotto dall’emozione: “Sarò con voi ogni
giorno e per sempre”.

DON GIUSEPPE

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