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Arcidiocesi di Brindisi - Ostuni

L'ARCHITETTURA

L'ARCHITETTURA
 Il complesso architettonico della Chiesa matrice è costituito da chiesa, cripta, sagrestie, sala del Capitolo, giardino, atrio del campanile, campanile e ufficio parrocchiale. L’antica pianta della chiesa cinquecentesca (la cui costruzione non è possibile datare con certezza) era a unica navata coperta a tetto. Nel gennaio 1649 l’edificio crollò e l’architetto e sacerdote Francesco Capodieci si occupò del nuovo progetto, allargando presbiterio e navata e, aggiungendo il transetto, creò l’impianto a croce latina. Il sistema di coperture fu sostituito nel ‘700 dal colonnato e volte ogivali su navata e presbiterio. Nonostante diverse trasformazioni, l’attuale assetto è quello consolidatosi tra il ‘600 e il ‘700. La pianta è a croce latina, con bracci laterali molto corti rispetto alla navata centrale; l’altare maggiore divide il coro e il presbiterio, raggiungibili con due scalinate dal transetto. Sono alti otto gradini rispetto alla navata a causa della cripta sottostante, cui si accede scendendo da una scala centrale. Volte di varie forme coprono transetto e navata e una cupola ellissoidale è sita all’incrocio dei bracci. Lungo le pareti della navata si aprono cinque cappelle, due cappelloni sono nel transetto. Il fonte battesimale del XVIII secolo è racchiuso nella cappella più grande, sita all’ingresso.
La sagrestia è accanto al presbiterio, da questa si accede ad una sala ad ovest della quale si riuniva il Capitolo dei sacerdoti. Il giardino acquistato dal Capitolo nel 1624 si affaccia su piazza Orsini del Balzo.
L’intera struttura è stata di recente restaurata sotto la giuda degli architetti M. Rosaria Cipparrone e Franco Cutrì. Nel 1991 è stata ristrutturata la facciata principale e nel ‘94 l’architetto Cipparrone ha diretto il restauro degli interni. Chiusa nell’89 per consentire i lavori, la chiesa è stata riaperta al pubblico il 23 dicembre1994 ed a breve sarà sottoposta ad un lavoro di parziale restauro della cupola.

L'ALTARE MAGGIORE

Posto in alto rispetto al piano dell’aula centrale, l’altare in marmi policromi attira subito l’attenzione di chi entra in Chiesa, lasciando intuire la maestosità della stessa. Fu la nobildonna Caterina Martucci a commissionare a Giuseppe Cino, scultore leccese, la realizzazione del seicentesco altare maggiore in “pietra e messo in oro”, mentre risalgono al 1770 le sculture poste proprio ai lati dello stesso altare raffiguranti Angeli reggifiaccola eseguite dallo scultore Pagano, in marmo bianco venato.

LA CRIPTA

La cripta è un ambiente seminterrato coperto da volte sorrette dai muri perimetrali e dalle colonne centrali con fusto a quattro lobi. All’interno si conserva la statua della Madonna con Bambino realizzata da un ignoto scalpellino.
Dai documenti risalenti alla seconda metà del 500, si ricava che Luca Antonio Resta, all’epoca arciprete della collegiata mesagnese e in seguito vescovo ad Andria, tra il 1576 e il 1578 fece realizzare la cripta, incorporando le vecchie colonne della chiesa di San Nicola Vetere. Originariamente, scendendo due scale di pietra dalla navata si raggiungeva la cripta, chiamata anche “succorpo” (da sub corpo poiché era collocata sotto il corpo principale della chiesa). La cripta voluta dall’arcivescovo Resta, sorta con funzione di oratorio, fu chiusa e destinata ad essere sepoltura del clero dal progetto di ricostruzione in seguito al crollo avvenuto nel 1649. Durante i lavori di ristrutturazione dell’edificio, in seguito ai danni provocati dal terremoto del 1743, l’architetto Palmieri la restituì al culto. Il suo progetto rimosse l’unica scalinata che conduceva al presbiterio e all’altare maggiore e rese possibile accedere alla cripta attraverso una gradinata centrale in discesa dalla navata.

IL FONTE BATTESIMALE

 Fonte battesimale, il cui disegno è dell'architetto napoletano Nicola Carletti e la fattura di Pasquale e Pietro Sebastiani, fu realizzato in marmo scolpito (conca e Spirito Santo), ed in legno intagliato ed ingessato il coperchio. Più specificatamente si presenta con una vasca in forma ovale sostenuta da un piede di eguale foggia, sul cui bordo poggia il coperchio di legno. All'apice di esso una nuvoletta, sulla quale vi è la colomba dello Spirito Santo scolpita in marmo bianco. Quest'ultima opera è, presumibilmente, dello stesso autore degli angeli reggifiaccola posti sull'estremo lato destro e sinistro dell'altare maggiore. Sembra tuttavia che, rispetto ai canoni suggeriti dal Carletti, il lavoro non vi rispendesse
appieno: l'ingegnere Magliani, infatti, volle ridimensionare l'"apporto decorativo", alleggerendo di molto l'idea originaria.

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